Highline tra le mongolfiere

Fa freddo, abbiamo beccato il dicembre più gelido mai visto nel sud della Spagna! Ci vestiamo bene e indossiamo i paracadute, è arrivato il momento di salire su questa inusuale giostra per adulti… Forse poco cresciuti!

Non ho mai volato su una mongolfiera, non so cosa mi aspetta, che sensazioni proverò. Ci dividiamo in due gruppi, ognuno sale dentro una cesta. I piloti danno gas, un frastuono ci avvolge, la corda che ci collega al suolo si tende, come anche quella tra le due ceste. Con una maniglia si sganciano le corde e… Si vola!

Il cielo è terso, saliamo in quota. Non ricordo quanto siamo saliti, di sicuro più di mille metri. Una piana enorme si mostra ai nostri occhi. Questo volo dolce mi affascina. Sono estasiato da tanta bellezza, dal silenzio che ci circonda, quando non viene sparato fuoco all’interno del pallone, oppure quando spegniamo la musica che pompa in cassa.

Un leggero strato di nubi basse si sta formando sotto di noi. La linea è tesa. Siamo pronti per camminare nel cielo. Matthias è il primo a salire sulla linea. Lo fa sia con il paracadute sulla schiena, sia con una corda legata alla highline, così se cade può risalire e riprovare. La sua traversata dura poco: cammina sicuro sospeso sul filo e nel vuoto, passa da una cesta all’altra senza difficoltà. All’arrivo viene accolto da urla liberatorie. Ora tocca agli altri.
Siamo in otto. I palloni si spostano, trasportati dalle correnti. Le nubi ora coprono tutto, c’è solo bianco sotto, azzurro sopra. Una visione mistica.

Gli altri ragazzi provano a salire sulla fettuccia tesa fra i palloni, ma a uno a uno cadono tutti precipitando nel vuoto, i paracadute sulla schiena pronti ad aprirsi per un tranquillo ritorno a terra. Hanno avuto la loro occasione e l’hanno man- cata, ma il volo è un premio al coraggio. Scompaiono tra le nuvole. È come quando si lancia un sasso nell’acqua profonda: sai che sta ancora cadendo, ma non lo vedi più.

La difficoltà nel camminare questa slackline sta proprio qui: che quasi mai c’è un secondo tentativo. O si cade composti e si riesce a prendere al volo la fettuccia, oppure si vola e addio. Psicologicamente, questo ha molto effetto sull’equilibrio. Poi c’è la faccenda del movimento. I palloni non stanno fermi allo stesso livello: uno va su, l’altro scende, quindi o si cammina in salita oppure in discesa. E poi ruotano, si allontanano. Insomma, è decisamente complicato camminare su una linea i cui punti di riferimento cambiano in continuazione!

Simon riesce ad alzarsi e a fare qualche passo, poi inciampa e cade. Sparisce nella nebbia, urlando di gioia come un matto.

È il mio turno. Le nuvole ora sono sia sopra che sotto di noi, viaggiamo in uno strato di cielo libero, ma in ogni direzione in cui sposto lo sguardo vedo solo bianco. Sono in un luogo senza tempo né spazio. Mi pervade un sentimento di pace, contemplo l’aria bianca e provo un brivido di terrore al pensiero di salire sulla linea. Emozioni contrastanti che conosco molto bene.

tratto da “Volare le montagne”, continua la lettura acquistando il libro su