Oman & UAE

novembre 2019

Dopo un mese passato in Messico ad arrampicare, a fine novembre 2019 sono partito per un viaggio più corto ma veramente splendido. Sbarco a Dubai verso le 2 di mattina, tutto assomiglia ad un normale tardo pomeriggio invernale dalle nostre parti, e invece siamo nel cuore della notte in una metropoli. Decido di non aspettare gli altri, che arrivano da tutta Europa con orari diversi in mattinata, e mi dirigo in taxi da Ryan. In pochi secondo di ascensore sono al 97esimo piano di un grattacielo nel cuore della marina di Dubai. Dopo gli abbracci spontanei nell’incontrare un amico che non vedevo da un bel po’, lui mi porta al balcone e vedo quello che a tutti gli effetti è Gotam City, non potrei definire altrimenti qualcosa che avevo visto solo nei film.

La domanda è stata fatta a bruciapelo, anche se io già ci fantasticavo in ascensore: “vuoi saltare?” mi chiede Ryan… e figurati se io non sono motivato “certo facciamolo!”. Così in men che non si dica mi porta nel palazzo di fronte dove abita un suo amico. Alle 4 di mattina attraversiamo la strada e risaliamo il palazzo fino al piano 102, le chiavi sono sotto lo zerbino, entriamo, lui sveglia il suo amico dicendo: “ehi, sveglia! saltiamo dal tuo balcone!”…le classiche frasi degli amici che ti vengono a svegliare nel cuore della notte! Mentre noi ci prepariamo in terrazza lui si mette dei pantaloni. Ryan scavalca la ringhiera che ci separa da 200 metri di vuoto, luci, strade, specchi e calcestruzzo. Con la mano sinistra si tiene alla ringhiera, mentre con la destra controlla il pilotino da tirare per azionare l’apertura del paracadute. Chiude la visiera, saluta e salta. Conto 5 secondi, poi un tonfo coperto dal rumore della città, annuncia l’apertura del paracadute. Saluto l’amico conosciuto 5 minuti prima e anche io mi dirigo verso il fondo della città, molto velocemente, precipitando, trattengo il respiro da quando ho staccato i piedi all’apertura del paracadute. L’atterraggio in mezzo ai palazzi e il successivo fuggi fuggi, ci proiettano di nuovo nel suo appartamento, tutto questo in meno di 20 minuti. L’impatto con la grande città è stato scoppiettante!!!

Dopo qualche ora è già il momento di svegliarsi. Ci incontriamo con Robert, Edo, Tom, Mehdi e Michi, tutti volatori di tute alari e non solo, tutti con una sterminata esperienza, e ci dirigiamo verso l’Oman. Con due fuori strada guidiamo per ore, il passaggio da Gotam City a Marte è veloce…appena fuori dalla città iper tecnologica tutto è roccioso e desertico, un luogo brullo. Ci aspetta un canyon, uno dei più grandi del mondo, da dove salteremo con le tute alari la mattina seguente. Abbiamo già le nostre tute addosso quando un’alba rosso fuoco inonda il paesaggio: nel giro di 48 ore sono passato dal divano di casa al bordo di un canyon sperduto nel deserto…pazzesco cosa si può fare al giorno d’oggi! Saltiamo tutti, l’atterraggio è tecnico, meglio non sbagliare, per uscire da lì dentro ci vuole un ora e mezza guadando più volte un fiume che normalmente è solo un rigagnolo.

Passiamo i successivi giorni a saltare e camminare, esplorare zone diverse, tra cui un’oasi verde che nasceva dalla foce del fiume. L’Oman merita di essere visto in tutta la sua interezza, ma il tempo è tiranno e dobbiamo tornare verso Dubai e le sue montagne, anch’esse brulle ma più antropizzate. Una lunga strada di tornanti ci porta sulla cresta del gruppo montuoso di Jebel Jais, da lì con un’ora di cammino abbiamo accesso a due salti stupendi, surfando creste in volo, raggiungiamo l’atterraggio dove però non siamo i benvenuti perchè abbiamo spaventato le pecore che stavano pascolando tranquille. Fortunatamente il nostro amico delle forze speciali di Dubai, Kalifa, parla con i proprietari che ci fanno andare via senza grossi problemi: in ogni caso è evidente che non siamo i benvenuti!

Dopo una notte passata a grattarci per via delle pulci che abitavano nei nostri letti, abbiamo deciso di tornare nella civiltà. L’ultima sera di viaggio è incredibile: avete presente Batman che veglia sulla città? Ecco come mi sentivo io, in mezzo ad amici di 40-50 anni, mentre indossavo il paracadute e guardavo lo skyline notturno di una metropoli che non dorme mai. Dopo un’ora passata in cima a questo grattacielo abbandonato a 400 metri d’altezza, saltiamo, uno dopo l’altro in sequenza senza perdere tempo per non suscitare troppo l’attenzione delle forze dell’ordine. Io sono allibito, tutto diventa poi surreale quando vedo gli amici sparire tra i grattacieli più bassi. Salto anche io, la terra non arriva così velocemente mentre i tetti dei palazzi arrivano immediatamente, mi sento risucchiato da questa foresta monumentale di cemento. Apro il paracadute e inizio a pilotare la vela tra le finestre di abitazioni e uffici, poi, come gli altri, scompaio nelle tenebre dell’atterraggio da dove scappiamo velocemente verso le auto.

Non potevo immaginare salto migliore per concludere questa esperienza, sicuramente uno dei salti più belli che io ricordi. Le montagne rimarranno sempre le montagne, ma questo salto rimarrà unico, come il team di persone meravigliose con cui ho viaggiato.

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